Zinédine Zidane

Zizou


Zinédine Yazid Zidane (Marseille, 23 giugno 1972) | Pentavalida

"Tutte le volte che giocavamo contro la Francia dovevo marcare Zidane. La notte prima della partita non dormivo e pregavo perché accadesse qualcosa di magico" (Gennaro Gattuso)

Eliseo Mouriño

El Gallego


Eliseo Víctor Mouriño (Buenos Aires, 3 giugno 1927 - Longaví, 3 aprile 1961) | Leggenda
Wikipedia: it - es | Biografia (Boca) | Clarín (Martín Voogd, 10 feb. 2015) | El Gráfico (8 lug. 2016) | Futbalistas con historia (13 ago. 2011) | La muerte del Gallego

Giocò da giovane nel Banfield, divenendo oggetto del desiderio di molti club argentini, soprattutto del Boca. E il Boca riuscì a prenderlo nel 1953 (e fu un trasferimento epocale): ne diventò idolo indiscusso fino al 1960. "Patrón del mediocampo, una especie de Obdulio Varela pero de este lado del Río de la Plata, Eliseo Mouriño, el Gallego, fue uno de los grandes caudillos de la historia del fútbol argentino. Ordenaba, hablaba, empujaba. Y jugaba. Para los más jóvenes, un Mascherano de los años 40 y 50. Era un técnico con pantalones cortos y, caso atípico, fue ídolo en todos lados" (Martín Voogd). Con la maglia del Boca vinse la Primera División nel 1954; con la casacca dell'Albiceleste, due campionati del Sudamérica, nel 1955 e nel 1959. Poi, a fine carriera, si trasferì in Cile, accasandosi al Club de Deportes Green Cross di Santiago. Fece solo in tempo a debuttare, a Osorno: da qui, salì sull'aereo (un Douglas DC-3) diretto a Santiago, che andò a schiantarsi contro il monte Lástima, provincia di Linares. Era il 3 aprile 1961. 
A lui è intitolata una tribuna dell'Estadio Florencio Sola, arena del Club Atlético Banfield.
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Renzo De Vecchi

Il figlio di Dio


Renzo De Vecchi (Milano, 3 febbraio 1894 - 14 maggio 1967) | Leggenda


"Stratega della difesa, aveva un piede fatato. Tutti i palloni finivano sul suo sinistro implacabile. Col gran naso al vento fiutava il pericolo come il nostromo fiuta l'avvicinarsi del fortunale" (Ettore Berra)

"Nel tumultuoso serrate della squadra tedesca, tutta forza, rudezza, ira, lo stile e la voce di De Vecchi sovrastavano la mischia. Un grande atleta e un impareggiabile incitatore" (Bruno Roghi)

"Avevo diciannove anni e lui ne aveva trentuno: io ero il più giovane, lui il più vecchio. Mi guardò un freddamente, quasi con invidia: forse sentiva che il suo periodo stava per concludersi. Ma durante la partita mi fu prodigo di consigli, un vero 'capitano'. Per me allora De Vecchi rappresentava quanto di meglio si potesse vedere nel calcio, e così me lo sono sempre ricordato" (Fulvio Bernardini).

Didi

Mr. Football


Valdir Pereira 'Didi' (Campos dos Goytacazes, 8 X 1928 - Rio de Janeiro, 12 V 2001) | Pentavalida

"Lo chiamavano l'Imperatore Etiope per la sua lenta, sovrana eleganza. Calmo il passo e svelto il pensiero, e un perfetto lancio di cinquanta metri sul piede di Vavà, o del ragazzino. La sua specialità era la 'foglia morta', il calcio di punizione con palla planante che in Italia venne poi brevettato da Corso. Didi, quel tiro, se l'era inventato per forza, poco più che bambino, quando un grave incidente al piede destro gli aveva insegnato a ruotare quel suo attrezzo corporeo, a torcerlo in modo assurdo e sinuoso per produrre un attrito e un effetto mai visti prima.

Se ne intendeva, di piedi, Waldir Pereira detto Didi: lustrascarpe a Copacabana, poi calciatore precocissimo (esordio a diciotto anni nel Club Americano) e una carriera svelta come le azioni che lui innescava. Fluminense, Botafogo, nazionale. Due Coppe Rimet, '58 e '62, quattro titoli carioca, un tentativo spagnolo nel leggendario Real Madrid dove il faraone Di Stefano non accettava ombre, perciò Didi tornò a casa dopo un anno. Era il '59. 

Lento all' addio come molti fuoriclasse feriti dalla nostalgia, smise e riprese varie volte fino alla nuova carriera di allenatore che lo avrebbe portato a River Plate, Fenerbahce, Fluminense, in Arabia, in Kuwait ma soprattutto in Perù: con quella nazionale nel '70 arrivò ai quarti del mondiale, dove lo eliminò il suo Brasile. 

Nelle fotografie, chissà perché, ha quasi sempre lo sguardo triste, e osservando bene ci sono altri come lui, strano accadesse nella squadra più allegra di ogni tempo. Nel '50 segnò il primo gol all'inaugurazione del Maracanà, una leggenda dentro l' altra. 

Didi era interno di centrocampo, smistava il gioco e calciava le punizioni in quel modo suo, contrario a ogni legge fisica. Palleggiatore squisito, era il campione più essenziale di un meraviglioso gruppo di artisti. Dal suo piede ex malato non partivano ghirigori ma tagli, lanci, intuizioni. Era colui che sta alle spalle del genio e gli dice vai, adesso fai tu, e questo richiede forse qualcosa in più dell' arte. Richiede consapevolezza, e controllo.
Didi dava logica alla bellezza".

[da Maurizio Crosetti, Il calcio come la musica. La Seleçao piange Didi, 'La Repubblica', 13 maggio 2001]